Pensiero del Mese











Storia della Chiesa Italiana SS. Redentore

"Ogni giorno, in qualsiasi ora, perciò, tornando ai piedi del Signore facciamo nostra la domanda del discepolo: "Signore, insegnaci a pregare!"
Bontà e misericordia
Mi accompagneranno
Tutti i giorni della mia vita e abiterò nella casa del Signore per la lunghezza dei gironi ( SI 22,6 ) Bulevardul Nicolae Balcescu, cuore di Bucarest… traffico intenso da un capo all’altro, puoi trovare quello che desideri: dai sandaletti rosa fino alle ciambelle alla vaniglia… sicuramente tutte queste cose sono ben conosciute. E se abbiamo così tante offerte, si capisce che non deve mancare anche “ un’offerta per l’anima”, Essa si chiama Chiesa “SS. REDENTORE” o Chiesa Italiana. Ecco alcune cose molto interessanti e da conoscere riguardo questa “Oasi Spirituale” Tutto è iniziato al tempo del Re Carlo ( alla fine del secolo XIX, inizio del sec XX) quando in Romania si trovavano molti italiani, appartenenti a diverse categorie sociali. Siccome erano molti, Si è sentito il bisogno di una pastorale per loro. Nel 1914 giunse in Romania P. Antonio Mantica. La S. Messa si celebrava con fede e santa ambizione, perciò l’anno successivo fu benedetta la prima pietra della futura Chiesa Italiana.
Fu sufficiente la benedizione della prima pietra a già il 2 luglio 1916, l’intera Chiesa fu benedetta dall’Arcivesco Raymond Netzhamm
er. Il progetto della Chiesa è stato realizzato dagli architetti Mario Stoppa e Giuseppe Tiraboschi. Ecco qualche dettaglio che fa capire perché la Chiesa Italiana sia considerata un monumento architettonico.
È costruita in stile Romanico, secondo il concetto lombardo, con una torre laterale imponente. All’interno sulle navate, ci sono diverse pitture di angeli, e al centro una cupola in forma ottagonale, con pitture e vetrate.
Sullo fondo del presbiterio si trova una grande pittura, che rappresenta chiese importanti dell’Italia con i loro Santi Patroni. Al centro domina il Cristo Redentore, che è anche il Patrono della Chiesa. Nel 1924 fu costruita la casa parrocchiale nello stesso stile romanico. La comunità italiana cresceva ogni anno di più. Tanto che nel 1948 solo Bucarest c’erano circa 1200 famiglie.(7000 fedeli).

LA CHIESA DEI MARTIRI

La parola greca uaotupia vuole dire testimonianza; Gesù stesso si autodefinisce un Testimone del Padre e della Verità CGv 8,13-30).

La vita di ogni uomo acquista più o meno valore nella misura in cui assume la testimonianza dei valori, sono quelli che danno senso alla vita.  La vita di ogni cristiano è una testimonianza e ogni giorno si gioca sulla fedeltà. Non per tutti, ma in tutti i momenti della sua storia, la comunità dei credenti (la Chiesa) ha dovuto condurre la sua testimonianza fino all'effusione del sangue; per alcuni, che la comunità ha sempre considerato privilegia­ti, fu il prezzo da pagare alla propria fedeltà. Non fa meravi­glia perché fu la sorte del suo fondatore: Gesù Cristo. Diceva Giovanni Paolo II: "Quanti momenti di prova la Chiesa ha superato con laforza dello Spirito Santor.

La testimonianza della Chiesa acquista connotazione diverse secondo le situazioni storiche e i luoghi in cui opera. Se in un primo momento della sua storia fu l'annuncio del Mistero Pasquale a provocare la reazione della religione di stato che vedeva minacciata la sua sicurezza nel negare il culto. di adorazione all'imperatore e alle sue strutture, oggi acquista il tono della difesa dei valori proposti da Gesù Cristo e che si oppongono agli interessi egoisti di pochi.

Il vangelo di Giovanni insiste nel dire che lo Spirito di Dio opera all'interno di ogni anima. La teologia dell'Apocalisse insegna che se le forze del male hanno un certo successo esso è limitato. Dio prepara sempre degli uomini che accet­tano di collaborare con la sua grazia, e li plasma perché essi diano la risposta adeguata nel momento storico in cui vivo­no, persone che consacrano la loro vita "alla causa della Parola e della Testimonianza di Gesù Cristo".  Giovanni Paoli II: "Anche nel nostro tempo, anche nei nostri giorni numerosi nostri fratelli e sorelle nella Omelia del 15 ottobre (1999).

 Giovanni Paolo II.